Il ponte di San Luis Rey

A luglio sto leggendo poco ma buono.
Un paio di anni fa, su anobii, ho partecipato ad un divertente progetto che cercava di riassumere la letteratura USA dal 1901 a oggi in 50 titoli. Poi non ce l’abbiamo fatta a ridurre così tanto: siamo arrivati a mi pare 98 titoli, ma è stato un lavoro stupendo, istruttivo, interessante e piacevolissimo.
Nel lavoro preliminare avevamo suddiviso il periodo in decenni e io ho curato il lavoro di scrematura degli anni Venti. Mi è piaciuto da matti. E’ stato grazie a quel progetto che ho letto “Il grande Gatsby” (dopo aver letto anni prima “Tenera è la notte” non pensavo che io e Fitzgerald avremmo avuto ancora qualcosa da dirci. E invece). E’ stato grazie a quel progetto che ho letto romanzi buffissimi come “I gentiluomini preferiscono le bionde” e “Ma i gentiluomini sposano le brune”.
Nella decina di titoli che uscì da quel decennio, grazie al contributo di gente che ne sapeva (e ne sa tuttora) ben più di me, c’era anche “Il ponte di San Luis Rey”. Era un romanzo introvabile, incappai in una vecchissima copia al santo Libraccio dei Bastioni diversi mesi fa e me la portai a casa tutta contenta.
Ho finito di leggerlo da poco e se ne parlo è perché la casa editrice Elliot Edizioni ne ha fatto una nuova edizione di recente (non sarei così crudele da esaltare un libro introvabile).
ponte_sanluisrey In breve, questo romanzo racconta di un ponte alla periferia di Lima, che nel 1700qualcosa, crollò mentre alcune persone lo stavano attraversando. Chi erano queste persone? Perché Dio decise che dovevano morire in modo tanto eclatante? Cosa stava per succedere nelle loro vite?
I personaggi che muoiono nel crollo del ponte sono delle personalità abbastanza in vista nella vita sociale peruviana dell’epoca e in un modo o nell’altro sono tutte collegate tra di loro.
Questo che vi ho accennato è solo lo spunto del romanzo, in verità in queste pagine si parla soprattutto di relazioni umane, di come e perché ci si vuole bene e comunque ci si sbaglia.
E’ un romanzo sulla morte, ma anche e soprattutto sulla vita e la conclusione fa pensare che forse sì, davvero tutto accade per una ragione.
E’ un romanzo bellissimo, vale la pena di superare il primo rognoso capitolo e immergersi nelle vite di questi personaggi meravigliosi.

Un’ultima annotazione. Difficilmente giudico un romanzo dall’equazione prezzo di copertina/numero di pagine. Tuttavia a me sembra che € 16 euro siano un po’ troppi per un romanzo di 151 pagine, anche se la Elliott è una piccola casa editrice curata e la traduzione è stata rifatta (per fortuna, perché ce n’era bisogno).
Ad ogni modo il romanzo è valido, molto più di tanti altri ammassi di parole molto più costosi.

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Info lisecharmel
Hai cominciato da giovane donna metropolitana. Poi il tempo è passato, non sei più tanto giovane e nemmeno particolarmente metropolitana. Ma la bassa autostima e i tacchi alti c'erano prima e sono rimasti. In fondo è rassicurante avere certe buone abitudini.

One Response to Il ponte di San Luis Rey

  1. dramanmakeup says:

    Ecco, già mi stavo agitando pensando che non l’avrei più trovato! Mi attira molto, me lo segno 🙂

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