Sofia si veste sempre di nero – Paolo Cognetti

ImmagineVi piacciono i racconti? A me sì (se sono bei racconti, ovvio). Preferite i romanzi? Vorreste approcciarvi a buoni racconti, ma temete l’effetto “già finito”?

In questo caso “Sofia si veste sempre di nero” di Paolo Cognetti è il libro giusto per voi. Si tratta infatti di una raccolta di racconti che hanno tutti per protagonista Sofia, dapprima bambina, poi adolescente problematica, poi donna irrisolta. I racconti non seguono un ordine cronologico, saltano avanti e indietro nella vita di Sofia e la inquadrano da differenti angolazioni: il padre distratto, la zia politicamente impegnata, la coinquilina materna. Cambiando l’angolazione, Cognetti cerca di cambiare un po’ anche lo stile di scrittura, riuscendoci in parte. Lo stile è comunque l’aspetto migliore del libro: Paolo Cognetti scrive benissimo, la sua prosa riesce ad essere leggera pur utilizzando metafore vivide e azzeccate e tiene il lettore avvinto ad una trama (volutamente?) inconsistente e poco originale, per di più con una protagonista alla quale è difficile affezionarsi.
Ora sembrerà da queste righe che ho scritto che questo libro non mi sia piaciuto. In realtà lo considero una delle migliori letture del 2014 (fino ad oggi, ovviamente) e lo consiglio spassionatamente. Ne ho già regalata una copia, per dire.

Non aspettatevi il capolavoro. Ma un buon libro sì.

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La fattoria dei gelsomini

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Ce li avete voi gli “autori rifugio”? Quegli scrittori a cui tornate fiduciosi quando qualcosa non va nel vostro percorso di lettura, vi incagliate, inciampate in una sfortunata serie di libri meh e avete timore di incappare nell’ennesima delusione? Io ne ho alcuni, a seconda del tipo di lettura che voglio fare.
Elizabeth von Arnim è (era?) per me un’autrice rifugio per le letture di intrattenimento. Mi capita a volte (ultimamente spesso) di aver bisogno di letture leggere, non particolarmente impegnative, che mi coinvolgano facilmente anche in momenti in cui la testa vaga altrove e nella fattispecie in pensieracci tetri. Tuttavia in genere non mi soddisfano i “bestselleroni” voluminosi con copertine cartonate, angoli pungenti e immagini apocalittiche (o smielose) in copertina. Quando dico intrattenimento intendo ironia garbata, senso dell’umorismo, personaggi credibili, una prosa valida e una trama appassionante. Elementi che in genere si trovano nei romanzi della von Arnim e complessivamente nella letteratura di intrattenimento della sua epoca, quando saper scrivere era ancora un elemento imprescindibile per la letteratura anche di svago e non come oggi che la narrativa di intrattenimento fa spesso e volentieri a pugni con grammatica, sintassi e buon senso.
In questo “La fattoria dei gelsomini” c’è quasi tutto quello che cerco, ma non tutto. Manca quella “prosa tesa” sbandierata dalla casa editrice sul proprio sito. Con l’espediente di presentare i protagonisti del romanzo, la von Arnim li fa sedere attorno ad un tavolo da pranzo, davanti al dessert. Nella testa di ciascuno di loro fioriscono lamentele per quella sfogliata di uva spina acerba e bollente che li farà star male. Per oltre 40 pagine (su circa 300) i protagonisti non fanno altro che rimuginare sulla sfogliata (o crostata?) di uva spina. Uno strazio. Lo svolgimento del romanzo è lentissimo, ci mette quasi 200 pagine per arrivare al nocciolo della questione. E quando finalmente succede qualcosa (non dirò cosa, per non rovinare la sorpresa, anche se sulla quarta di copertina c’è praticamente tutta la trama) e l’azione si attiva, il lettore comincia a divertirsi, ciao, il romanzo è finito. Ma uffa.
“La fattoria dei gelsomini” contiene molti degli aspetti caratteristici della von Arnim. I personaggi sono ben tratteggiati e corrispondono sicuramente a soggetti tipici del suo tempo, dalla signora perbene all’arrampicatrice ingenua, fino alla bellissima cretina. Anche la fattoria, ovvero “il luogo nel Mediterraneo che grazie ai suoi benefici influssi risolverà tutte le magagne” è un dettaglio tipico dell’autrice, anche se sviluppato molto meglio in “Un incantevole aprile”, romanzo da cui consiglio di partire se si vuole conoscere questa autrice. A proposito, quest’ultimo titolo è in offerta a € 3,99 sul sito di BookRepublic (e penso in tutti i rivenditori di ebook), vale la pena di approfittarne. Le edizioni Bollati Boringhieri sono molto curate quanto a traduzione e impaginazione e non si trovano fastidiosi errori di battitura, si meritano la spesa.
Ho in libreria altri due titoli della von Arnim che aspettano di essere letti: “Vera” e “Una principessa in fuga”, spero che siano un po’ più vivaci di questo. Voi li avete letti?

Avete degli autori rifugio? Quali sono?