La fattoria dei gelsomini

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Ce li avete voi gli “autori rifugio”? Quegli scrittori a cui tornate fiduciosi quando qualcosa non va nel vostro percorso di lettura, vi incagliate, inciampate in una sfortunata serie di libri meh e avete timore di incappare nell’ennesima delusione? Io ne ho alcuni, a seconda del tipo di lettura che voglio fare.
Elizabeth von Arnim è (era?) per me un’autrice rifugio per le letture di intrattenimento. Mi capita a volte (ultimamente spesso) di aver bisogno di letture leggere, non particolarmente impegnative, che mi coinvolgano facilmente anche in momenti in cui la testa vaga altrove e nella fattispecie in pensieracci tetri. Tuttavia in genere non mi soddisfano i “bestselleroni” voluminosi con copertine cartonate, angoli pungenti e immagini apocalittiche (o smielose) in copertina. Quando dico intrattenimento intendo ironia garbata, senso dell’umorismo, personaggi credibili, una prosa valida e una trama appassionante. Elementi che in genere si trovano nei romanzi della von Arnim e complessivamente nella letteratura di intrattenimento della sua epoca, quando saper scrivere era ancora un elemento imprescindibile per la letteratura anche di svago e non come oggi che la narrativa di intrattenimento fa spesso e volentieri a pugni con grammatica, sintassi e buon senso.
In questo “La fattoria dei gelsomini” c’è quasi tutto quello che cerco, ma non tutto. Manca quella “prosa tesa” sbandierata dalla casa editrice sul proprio sito. Con l’espediente di presentare i protagonisti del romanzo, la von Arnim li fa sedere attorno ad un tavolo da pranzo, davanti al dessert. Nella testa di ciascuno di loro fioriscono lamentele per quella sfogliata di uva spina acerba e bollente che li farà star male. Per oltre 40 pagine (su circa 300) i protagonisti non fanno altro che rimuginare sulla sfogliata (o crostata?) di uva spina. Uno strazio. Lo svolgimento del romanzo è lentissimo, ci mette quasi 200 pagine per arrivare al nocciolo della questione. E quando finalmente succede qualcosa (non dirò cosa, per non rovinare la sorpresa, anche se sulla quarta di copertina c’è praticamente tutta la trama) e l’azione si attiva, il lettore comincia a divertirsi, ciao, il romanzo è finito. Ma uffa.
“La fattoria dei gelsomini” contiene molti degli aspetti caratteristici della von Arnim. I personaggi sono ben tratteggiati e corrispondono sicuramente a soggetti tipici del suo tempo, dalla signora perbene all’arrampicatrice ingenua, fino alla bellissima cretina. Anche la fattoria, ovvero “il luogo nel Mediterraneo che grazie ai suoi benefici influssi risolverà tutte le magagne” è un dettaglio tipico dell’autrice, anche se sviluppato molto meglio in “Un incantevole aprile”, romanzo da cui consiglio di partire se si vuole conoscere questa autrice. A proposito, quest’ultimo titolo è in offerta a € 3,99 sul sito di BookRepublic (e penso in tutti i rivenditori di ebook), vale la pena di approfittarne. Le edizioni Bollati Boringhieri sono molto curate quanto a traduzione e impaginazione e non si trovano fastidiosi errori di battitura, si meritano la spesa.
Ho in libreria altri due titoli della von Arnim che aspettano di essere letti: “Vera” e “Una principessa in fuga”, spero che siano un po’ più vivaci di questo. Voi li avete letti?

Avete degli autori rifugio? Quali sono?

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Info lisecharmel
Hai cominciato da giovane donna metropolitana. Poi il tempo è passato, non sei più tanto giovane e nemmeno particolarmente metropolitana. Ma la bassa autostima e i tacchi alti c'erano prima e sono rimasti. In fondo è rassicurante avere certe buone abitudini.

6 Responses to La fattoria dei gelsomini

  1. monicabionda says:

    I miei autori rifugio (e lo scrivo prima ancora di aver letto il tuo post per intero) sono da sempre Primo Levi, Rex Stout e Agatha Christie. In quest’ordine. (ben ritrovata, Lise! 😉 – sono ancora su monicabionda.blogspot.com, anche se medito di migrare, ancora, su wordpress)

    • lisecharmel says:

      Rex Stout è anche uno dei miei autori rifugio! 🙂 Quando mi prende lo sconforto leggo un Nero Wolfe e mi passa tutto. La Christie lo sarebbe se non fosse che ho praticamente letto quasi tutti i suoi romanzi. Mi segno Primo Levi, mi sa che è un rifugio di tipo diverso però… 🙂

  2. plettrude says:

    Ma non sapevo niente di questo blog!

  3. Caroline says:

    Ti ho beccata anch’io Lise ed è una piacevole scoperta.
    Be’ la mia autrice rifugio è senza dubbio la Nèmirowskij, anche se l’ultimo suo libro “Film Parlato” mi ha un po’ annoiata.
    Anche Peter Cameron sta diventando un mio autore rifugio, mi sa.

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